Qualcuno mi osserva, pensò Burris. E che osservi pure! Che si riempia la vista!

Con un colpo violento della mano, riattivò il contatto e si guardò nudo, nello specchio.

3

Brontolii sotterranei

— Se facessimo cambio? — disse Aoudad. — Tu sorvegli Burris. Io sorveglierò la ragazza. Che ne dici?

— Nop! - Nikolaides fece schioccare energicamente la consonante in più. — Chalk ha dato a te lui, a me lei. Che è una barba, comunque. Perché scambiarceli?

— Mi ha stufato.

— Impara a sopportarlo — gli consigliò Nikolaides. — Le cose sgradevoli formano il carattere.

— Tu ascolti Chalk da troppo tempo.

— Non si può dire lo stesso di tutti noi?

Sorrisero. Non ci sarebbe stato un baratto di responsabilità. Aoudad diede un colpo alla levetta del commutatore e la vettura in cui viaggiavano tagliò netto da una rete maestra di comunicazione all’altra. Si mise a sfrecciare come un razzo verso nord a duecentoquaranta all’ora.

Aoudad aveva progettato personalmente quella vettura, per uso personale di Chalk. Costituiva, più o meno, un grembo materno, foderato di fibre rosee e spugnose e provvisto di ogni specie di comodità, tranne i gravitroni. Ultimamente, Chalk se ne era stancato e non sdegnava di permettere che i suoi sottoposti se ne servissero. Aoudad e Nikolaides vi viaggiavano spesso. Ciascuno dei due si riteneva il collaboratore più stretto di Chalk, e in silenzio considerava l’altro un leccapiedi. Era un’utile illusione reciproca.

L’importante stava nel formarsi in qualche modo un’esistenza indipendente da Duncan Chalk. Chalk esigeva per sé tutte le ore in cui una persona era sveglia e non era alieno dallo sfruttarla, se poteva, nel sonno. Tuttavia rimaneva sempre qualche frammento di vita in cui si era separati dal grassone e ci si poteva considerare degli esseri umani a tutto tondo, e autonomi.



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