Aoudad disse con voce spenta: — Nick, te lo giuro, non avevo nessuna intenzione del genere, nel proporre uno scambio. Quella ragazza, sessualmente, non mi interessa affatto. Neanche un poco. Puoi credere che io voglia una ragazzina grottesca come quella? Pensavo solo che ero stufo di guardare il corpo pasticciato di Burris. Volevo variare un po’ l’incarico. E tu…

— Piantala, Bart.

— …ci vedi ogni sorta di sinistri e perversi…

— Macché!

— Chalk, allora. E tu gli tieni mano. È un complotto? Chi vuole la mia pelle?

Nikolaides premette col pollice il bottone del dispensatore, e un vassoietto di tranquillanti sbucò. In silenzio, egli ne porse uno ad Aoudad, il quale prese il tubetto color avorio e se lo premette sull’avambraccio. Un attimo dopo la marea dell’ansia calò. Aoudad si tirò la punta aguzza dell’orecchio sinistro. Brutto affare, quella crisi di ansia e di sospetto. Gli capitava più spesso, ora. Temeva che gli stesse succedendo qualcosa di molto spiacevole; che Duncan Chalk si fosse inserito nelle sue emozioni, per abbeverarsi di sensazioni, seguendolo nella fatale parabola dalla paranoia alla schizofrenia e alla sospensione catatonica.

Non permetterò che ciò mi accada, decise Aoudad. Se la goda come gli pare; ma non ficcherà le sue zanne nella mia gola.

Poi disse: — Conserveremo inalterati i nostri incarichi finché Chalk non disponga altrimenti. D’accordo?

— D’accordo — rispose Nikolaides.

— Vogliamo vederli al monitor, aspettando di arrivare?



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