
— Un essere umano — disse Nikolaides. — Potrebbe bastare. Chissà. Chissà. Riunendoli… Val la pena di tentare.
— Parli come un filantropo — disse Aoudad, meravigliato.
— Non mi piace vedere la gente che si fa del male.
— E a chi piace, eccetto Chalk? Ma com’è possibile appassionarsi a questi due? Dov’è l’appiglio? Sono troppo lontani da noi. Sono grotteschi. Sono barocchi. Non vedo come Chalk pensi di farli gradire dal pubblico e guadagnarci.
Nikolaides disse pazientemente: — Presi da soli, sono degli aborti. Mettili insieme, e avrai Romeo e Giulietta. Chalk, in queste cose, ha un certo fiuto.
Aoudad portò lo sguardo dal viso insignificante della ragazza alla maschera sinistra che era il viso di Minner Burris, e scrollò il capo. La vettura si infilava come un ago nel tessuto nero della notte. Egli spense gli schermi e chiuse gli occhi. Gli danzarono nella mente immagini di donne, di donne vere, adulte, con corpi tondeggianti e morbidi.
La neve si infittiva nell’aria intorno a loro. Persino nel muso schermato della vettura simile a un grembo materno, Bart Aoudad provò un senso di gelo.
4
Figlia della tempesta
Lona Kelvin indossò gli abiti. Due capi di biancheria, due capi di vestiario, grigio su grigio, e fu pronta. Si avvicinò alla finestra della sua cameretta e guardò fuori. Una nevicata. Vortici bianchi nella notte. Ci si liberava della neve alla svelta, quando toccava il suolo; ma non si poteva impedire che cadesse. Non ancora, per lo meno.
Lona decise di fare una passeggiata al Portico. Poi a dormire. E così, era passato un altro giorno.
Si infilò la giacca, e si guardò attorno.
C’erano delle fotografie di bambini, ben incollate sulle pareti. Non cento bambini, ma una sessantina o una settantina. E non erano i suoi. Ma sessanta fotografie di neonati erano come cento. E per una madre come Lona, qualsiasi bambino era come uno dei suoi bambini.
