Da nove a dodici ore dopo l’accoppiamento previsto, dagli ovidotti furono prelevate le uova. Fu possibile identificare le uova fecondate, per la presenza di un secondo corpo polare o con l’osservazione dei pronuclei».

L’esperimento mise a dura prova il dottore. La microiniezione di cellule viventi non era una novità neanche allora; ma il lavoro con cellule di mammiferi era risultato difettoso. Gli sperimentatori non erano stati in grado di salvaguardare l’integrità strutturale o funzionale dell’intero uovo.

Nessuno aveva mai informato Lona Kelvin del fatto che: «Risulta più difficile iniettare entro l’uovo di mammifero che non entro altre cellule a causa della spessa zona pellucida e della membrana vitellina, dotate di alta elasticità e resistenti entrambe alla penetrazione di un microstrumento, specialmente nello stadio non fertilizzato».

Come al solito, nel vestibolo del Portico era riunita una quantità di ragazzi. Alcuni erano in compagnia di ragazze. Lona le osservò timidamente. L’inverno non giungeva in questo vestibolo. Le ragazze si esibivano orgogliosamente. Quella si era rasata il cranio per sfoggiare la bella struttura ossea. Una rossa esponeva voluttuosamente la sua avanzata gravidanza, sottobraccio a due giovanotti aitanti, e rideva dicendo enormi oscenità.

Lona la considerò di profilo. Il bambino era stato certo concepito alla vecchia maniera. Un congiungimento, un brivido e si è fatto un bambino. Un bambino. Forse due. Lona raddrizzò le spalle e riempì d’aria i polmoni, per liberarsi dalla stretta alla gola. Così facendo sollevò in fuori il petto, e un po’ di colore salì alle sue guance angolose.

— Vai al Portico? Vieni con me.

— Ehi, passerotto! Cinguettiamo un poco?



21 из 182